Nepi da scoprire

L’edificio, splendido esempio di architettura rinascimen-tale, fu ordinato dal Duca Pier Luigi Farnese che affidò il progetto all’architetto Antonio da Sangallo il Giovane. La sua costruzione fu iniziata nel 1542 ma terminò, con la realizzazione della parte superiore, solamente alla fine del 1700. Inglobata in quella che fu l’arcata centrale del portico, vi è la splendida fontana realizzata dall’architetto Filippo Barigioni nel 1727.

La nascita di una prima raccolta di reperti provenienti dal territorio nepesino risale agli anni ’80 del secolo scorso, quando l’amministrazione comunale di Nepi istituì un “deposito per i beni culturali” per conservare i materiali archeologici che minacciavano di essere dispersi o trafugati.   Nel 1992, la Soprintendenza Archeologica per l’Etruria Meridionale, in collaborazione con il Comune di Nepi, realizzò la mostra ‘le necropoli di Nepi’. Al termine dell’esposizione, parte dei materiali ritornarono nei magazzini statali, mentre altri contribuirono a costituire il primo allestimento del Museo Civico, aperto regolarmente al pubblico dal giugno del 1995 nella Sala Nobile del Palazzo Comunale. All’inizio del 1998 l’esposizione museale fu trasferita temporaneamente nei locali seminterrati del Palazzo Comunale; ciò comportò una revisione dell’allestimento, arricchito nel corso del tempo da reperti ceramici ricomposti attraverso un accurato lavoro di restauro e da materiali lapidei recuperati all’interno del Forte dei Borgia di Nepi. Dopo un lungo lavoro di riordino dei materiali ed il rientro a Nepi di importanti reperti archeologici provenienti dalle necropoli nepesine e dalla catacomba di Santa Savinilla, nella primavera del 2014 la sede museale ha trovato la sua definitiva collocazione nel palazzo storico adiacente al Palazzo Comunale.

Il Duomo di Nepi sorge, forse, sul luogo dell’antica cattedrale che la tradizione vuole esistente già nel V secolo. La struttura dell’edificio non può, però, essere fatta risalire a prima del XII secolo. Ha subito vari rifacimenti nel corso del tempo, da ultimo la ricostruzione della copertura a seguito dell’incendio provocato dalle truppe Francesi nel 1798. Della fase più antica è possibile ammirare la bella cripta.

Risalente alla metà del X secolo quando faceva parte di un complesso monastico dipendente dal monastero di S. Ciriaco in via Lata a Roma. La struttura ha subito vari rifacimenti senza però alterare la planimetria generale. L’edificio è ad unica aula. Recentemente ristrutturata, è possibile visitarla oggi nel pieno del suo splendore.

Fu consacrata nel 1465 ma probabilmente esisteva già nel XIII secolo. I Padri Agostiniani che officiavano la chiesa, a causa della nuova struttura urbanistica della città voluta dai Farnese, cambiaroni l’assetto da est- ovest a nord-sud con conseguente rifacimento della chiesa preesistente. I lavori furono iniziati finalmente nel 1755 e portati avanti per diversi anni. La chiesa allo stato attuale si presenta a schema ellittico longitudinale con presbiterio voltato, colonne a tutto tondo e decorazione a stucchi. Il soffitto è a volta a botte.

La piccola chiesa di San Vito è ricordata in un documento del 1467. La struttura è, però, sicuramente più antica. La chiesa, infatti, conserva affreschi databili alla prima metà del XIII secolo che rappresentano la sopravvivenza di un ciclo perduto molto più ampio e costituiscono la diretta conseguenza dai cicli decorativi dei Maestri di Castel Sant’Elia. Gli altri dipinti databili tra XV e XVI secolo documentano un successivo importante intervento decorativo

La chiesa, intitolata a San Rocco, è stata costruita molto probabilmente nel 1467; sappiamo, infatti, che in quell’anno, a seguito di un’epidemia di peste che aveva colpito la città, la popolazione nepesina fece voto di costruire una Cappella in onore di San Rocco. La fonte documentaria in cui si è riportata la notizia è il “Diario” Nepesino di “Prete Antonio di Ser Antonio Lotieri de Pisano”. Nello stesso tempo iniziò la celebrazione di una solenne festa che si teneva ogni anno nel mese di agosto e dalla quale abbiamo una testimonianza del 1563 dal Libro dei Consigli Comunali di quegli anni. La chiesa conserva attualmente dipinti del Quattrocento.

Risultato dei lavori eseguiti fra il XV e il XVI secolo su preesistenti roccaforti, è situato nel punto in cui con- fluiscono due corsi d’acqua : il rio Puzzolo e il rio Falisco. Il Castello prende il nome dall’importante famiglia spa-gnola che vide nel cardinale Rodrigo (Papa Alessandro VI) l’artefice delle prime e più importanti modifiche nel 1479. Di notevole interesse i rinvenimenti fatti all’interno di uno dei sotteranei dove è venuto alla luce un tratto di strada basolata romana e sono visibili tre porte di acces-so alla città, di epoche diverse. Le evidenze più antiche sono databili intorno al III-II secolo a.C.

Per la sua realizzazione furono chiamati vari architetti, tra cui Giacomo Barozzi detto il Vignola. I vari tentativi di far giungere l’acqua alla città ebbero però esito negati-vo fino al 1702 quando l’architetto Filippo Barigioni pro-gettò il sistema delle grandi arcate che ancora oggi si possono ammirare. I lavori terminarono solo nel 1727.

(IV-V secolo) situate nei pressi del cimitero cittadino. Restituite recentemente al pubblico dopo un intervento ad opera della “Pontificia Commissione di Archeologia Sacra”, sono formate da tre gallerie principali e da alcu-ne diramazioni secondarie interamente scavate nel tufo. Al suo interno vi sono più di mille sepolture ed oltre a semplici loculi si possono trovare numerosi arcosoli e “formae” pavimentali.

E’ stata costruita nel III° secolo A.C. Inizia nel territorio di Nepi (presso la Valle del Baccano) e terminava a nord di Gubbio, dove si congiungeva con la via Flaminia. Deriva il suo nome dalla città di Ameria (l’odierna Amelia) che si trovava nel suo percorso. Come si è detto, la via Amerina ebbe grande importanza, so-prattutto durante l’alto medioevo, quando costituì, per i Bizantini, l’unica via di comunicazione tra Roma e l’Esar-cato di Ravenna. Tratti della via Amerina sono visibili in località Tre Ponti, nei pressi di un imponente ponte romano.

Sono imponenti e mirabile opera di architettura militare del cinquecento fatte erigere, su progetto di Antonio da Sangallo il Giovane, per volere del Duca Pierluigi Farnese figlio del Papa Paolo III (Alessandro Farnese), nel 1537

Il tratto, in parte basolato, porta direttamente al Fosso dei Tre Ponti, il cui nome non lascia equivoci, anche se di ponte ne è rimasto uno solo, per fortuna ben conservato. Una breve discesa porta ad un piccolo complesso di tombe rupestri con porticato quattro pilastri e l’architrave a intagliato tra due scudi a bassorilievo nella roccia. Il tutto in un ambiente selvaggio e ricco di vegetazione che contribuisce a donare fascino e mistero al posto. Superato il ponte, il percorso continua lungo il tracciato romano (evidente), sempre dritto, fino ad incontrare un altro fosso, quello del “Rio Maggiore”. Qui il ponte romano è crollato e ne rimangono solo le spallette. Un sentierino scende di traverso. Il passaggio non è del tutto agevole, anche per via del piccolo torrente che si deve superare. Risaliti dall’altra parte, ci si trova di fronte al complesso chiamato “La Tomba della Regina”, composto di due vani sepolcrali, paralleli ed affiancati, dalla notevole architettura

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Passeggiando per Nepi - Percorso 'Arte'

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Durata del percorso: circa 1h e mezza
Appuntamento fronte Ristorante Casa Tuscia ore 11.30

Museo di Nepi

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Museo Civico di Nepi Via Falisca, 31 01036 Nepi (VT)
Tel: (+39)0761.570604
E-mail: museo@comune.nepi.vt.it
Facebook: www.facebook.com/museociviconepi

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